Assisi, non solo francescana

“Umbria, terra di santi e vini”. Così recita uno dei nostri migliori claim. Proprio questo stretto connubio ci ha portato nel cuore del Bosco FAI di San Francesco, alla prima Festa dei Boschi.

La Festa dei Boschi, alla sua prima edizione, è stata una giornata ricca di appuntamenti con in programma visite guidate, approfondimenti storici, laboratori per bambini e varie attività per stare a contatto con la natura.

Mappa Bosco FAI Assisi

L’idea è nata con l’intento di creare un ponte immaginario con altri due boschi della zona, il Forabosco di Collestrada e il Bosco didattico di Ponte Felcino, un’iniziativa per far vivere il territorio nei suoi vari aspetti, con il bosco come denominatore comune. Un’occasione di incontro tra due comunità dunque, quella di Perugia e quella di Assisi, che hanno inserito questa giornata nel percorso comune che porterà alla Giornata mondiale della Terra (il 22 Aprile 2015), organizzata dall’ONU per riflettere sui temi della sostenibilità e dell’uso attento delle risorse.

La location è davvero suggestiva!

La chiesa di Santa Croce

Allacciandosi proprio al tema della sostenibilità ambientale, il direttore del Bosco di San Francesco, Luca Chiarini, ci fa innanzitutto notare che la piccola chiesa che ci ospita, mirabile esempio di recupero conservativo e non ricostruttivo, nasconde un dettaglio importante: nel corso dei lavori di restauro, è stato creato un particolare impianto di riscaldamento a pavimento che utilizza una tecnologia eco-sostenibile all’avanguardia, con sonde geotermiche che vanno in profondità nel terreno e che ne utilizzano il calore per produrre energia. Questo permette di ottenere energia pulita a costo zero e soprattutto, nessun disturbo estetico dovuto all’istallazione di termosifoni o elementi non adatti ad un edificio del XIII secolo.

Chiesa di Santa Croce Assisi

Nel corso dei restauri di questa chiesina, sono inoltre emerse due date: una è il 1639, venuta alla luce rifacendo il tetto e ancora visibile sul soffitto; l’altra è il 1643, anno a cui risale l’affresco dell’Adorazione della Nuda Croce, attribuito al pittore assisano Girolamo Marinelli; due prove importanti, che stanno a testimoniare come all’inizio del ‘600 ci sia dunque stato un rifiorire di questo luogo. Nell’affresco sono raffigurate due sante: una è sicuramente Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, sempre affiancata all’iconografia della croce (si dice sia stata lei a riportare personalmente le reliquie della Santa Croce da Gerusalemme). L’altra figura, benché gli studiosi non siano tutti concordi, viene identificata con Santa Caterina da Alessandria (una santa martire, che ha la palma del martirio nella mano destra), in quanto qualche storico, con molta fantasia, vede alla base della croce un pezzo di ruota dentata, strumento di tortura con cui Santa Caterina venne martirizzata.

Chiesa Santa Croce Assisi

Un’ultimo curioso dettaglio sulla chiesa riguarda gli arredi: le panche, gli altari, i confessionali e la sacrestia, sono stati recuperati andando in giro per antiquari e rigattieri, per ottenere un arredo che fosse consono ad un luogo storico come questo.

Il Ponte dei Galli

Ci troviamo in un ambiente visibilmente speciale. C’è un torrente, il Tescio, c’è un ponte trecentesco e c’è un mulino, ora trasformato in osteria. Si trattava anticamente di un luogo di passaggio: nel 1232, tra le 52 balìe del contado assisano, ce n’è una denominata Balìa Strate Pontis, identificata dagli storici proprio con questa zona; un’area quindi caratterizzata da una strada e da un ponte: più di passaggio di così, non potrebbe essere!
Nel racconto della storia di questo complesso viene ricordato innanzitutto che quando si pensa ad Assisi, la mente corre subito al fenomeno francescano, ma il ruolo benedettino non è stato di certo marginale: abbazie e monasteri benedettini erano notevolmente diffusi in tutto il territorio (pensiamo a San Benedetto sul Monte Subasio, a Santa Maria di Valfabbrica o a San Crispolto a Bettona). Attenzione, dunque: Assisi ha sì questa forte connotazione francescana, ma non si deve pensare che il fenomeno francescano abbia assorbito ed esautorato altre possibilità di vita monastica.

Ponte dei galli Assisi

Una testimonianza è proprio la chiesa benedettina in cui ci troviamo oggi e che si colloca vicino al Ponte dei Galli. Perché però “dei Galli”? Molti studiosi locali hanno pensato al passaggio dei Franchi di Carlo Magno, soprattutto per la storica tendenza a voler giustificare i nomi con presenze di soggetti celebri. L’esperto di toponomastica Francesco Santucci ha però svelato l’arcano: non si tratta di Galli intesi come Franchi, ma di galli come boschi, dal longobardo wald, bosco, che successive trasformazioni linguistico-dialettali avrebbero storpiato prima in gualdi e poi in galli. Ecco dunque l’origine reale del nome: “Santa Croce al ponte dei boschi”. Nulla di più naturale: il ponte si trova infatti in mezzo al bosco.

Nel corso della storia, questo ponte diventa la struttura di riferimento per tutto quello che accade nella zona. Documenti del XIII secolo parlano innanzitutto di un ospedale al Ponte dei Galli, che risultava essere retto da un frate, e poi di un monastero femminile. Numerosi sono i lasciti testamentari a questo ente che ne attestano quindi non solo l’esistenza, ma soprattutto una certa capacità di attrattiva religioso-devozionale per quei tempi. Tra il ‘300 e ‘400, il monastero venne trasferito dentro le mura cittadine nella zona di San Giacomo di Muro Rupto per proteggersi dal passaggio di violente truppe di invasori. Una volta entrato in città il monastero continuò ad esistere e di questo periodo conosciamo i nomi di tre o quattro abadesse, delle illustri sconosciute: non c’è nessuna ‘Santa Chiara’, nessuna personalità di spicco; abbiamo invece una certa Amelia, e poi una certa Jacobuzia, e ancora Clarella Angeluzzi… chi erano dunque costoro? In linea di massima si trattava di donne appartenenti a ceti medi, ma ciò che importa sottolineare è che questo monastero femminile, come altri, sia esistito come prova di una Assisi non necessariamente e non esclusivamente tutta francescana, ma aperta all’antico ordine benedettino ben radicato nella zona al tempo di Francesco e Chiara.

assisi bosco Fai


(spunti dalla relazione “S.Croce, vicende di un monastero” – Prof.ssa Giovanna Casagrande,
docente di Storia Medioevale, Università degli Studi di Perugia)

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Il soffitto della Chiesa di Santa Croce
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Dettaglio del campanile a vela nella facciata della Chiesa di Santa Croce

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